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Ferite difficili, per curare bisogna risvegliare

Dal congresso SICPRE, le ultime novità per la cura di un problema sempre più diffuso, a causa dell'aumento dell'età media e del diabete

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Ferite difficili, per curare bisogna risvegliare Thinstock

Le ferite difficili sono sempre di più, ma sono sempre...meno difficili. La notizia arriva dal 63mo congresso nazionale della SICPRE, Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica. Ed è una buona notizia per una fascia in crescita di popolazione, a causa dell'aumento dell'età media (con anni spesso vissuti in condizioni di immobilità) e dell'aumento dell'insorgenza del diabete, malattia all'origine di problemi di cicatrizzazione. Ma, innanzitutto, cosa sono le ferite difficili? Sono quelle classificate come tali dall'inizio, o non guarite dopo 60 giorni. Insomma, un vero problema.

"La terapia delle ferite difficili ha fatto grandi passi avanti - spiega il professor Claudio Ligresti, coordinatore delle sessioni congressuali dedicate a questo tema - innanzitutto grazie alla produzione di medicazioni a base di nuovi principi, come gli alginati, il collagene e il poliuretano, che hanno la peculiarità di interagire con il fondo della ferita, trasferendo input in grado di modificare l'andamento della cicatrizzazione. E poi le nuove medicazioni sono in grado di assorbire il liquido in eccesso, quando è presente, e di guidare la replicazione cellulare". Oltre alle medicazioni, vengono dalla medicina rigenerativa le ultime conquiste, che sfruttano il principio base di risvegliare le cellule non vivaci, ricorrendo al PRP, plasma ricco di piastrine, e al lipofilling, autotrapianto di grasso. "I fattori di crescita contenuti nelle piastrine e nelle cellule del tessuto adiposo - dice ancora Ligresti - vengono utilizzati con successo nella cura delle ferite difficili e delle ulcere cutanee, di cui stimolano la guarigione". Se nel caso del PRP basta un prelievo venoso dal paziente, nel lipofilling bisogna prima effettuare una piccola lipoaspirazione, in modo da ricavare da una sede donatrice (spesso l'addome o i fianchi) le cellule adipose che vengono poi trasferite nella ferita da curare. Una volta di più, però, tempi e prevenzione sono fondamentali. In che modo si prevengono le ferite difficili? Innanzitutto con uno stile di vita che evita i problemi che le determinano, come l'iperalimentazione, la sedentarietà, il fumo e ovviamente seguendo con maggiore attenzione i pazienti a rischio, in cui un'azione tempestiva può aumentare notevolmente le possibilità di guarigione. 

Pubblicato il: 16-10-2014
Di:
FONTE : SICPRE

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