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Salute SICPRE 2014

Attenzione ai chirurghi plastici pavoni!

Ti stai per affidare ad uno specialista e vuoi essere sicuro che sia affidabile? Dal congresso SICPRE gli indizi a cui prestare attenzione per riconoscere professionisti non all'altezza.

Attenzione ai chirurghi plastici pavoni! Thinstock

La legge Bersani del 2012 riconosce anche agli specialisti della salute la possibilità di farsi pubblicità. Ecco perché (e il resto lo fanno i siti internet personali, facebook e Twitter) i potenziali pazienti sono letteralmente bersagliati da messaggi. Come fare a districarsi in questo mondo rumoroso e "perturbato", riconoscendo i professionisti seri e capaci da quelli che non lo sono? Se ne è parlato oggi, in una sessione di lavori dedicata a comunicazione e marketing management, a Bergamo, al congresso della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, presieduto da Enrico Robotti.

 "Proprio la legge Bersani stabilisce i principi guida del messaggio pubblicitario in sanità - ricorda Roy de Vita, presidente della sessione e primario di Chirurgia Plastica all'Istituto dei Tumori Regina Elena di Roma - . Deve essere 'funzionale all'oggetto, veritiera e corretta, non deve violare l'obbligo del segreto professionale, non deve essere equivoca, ingannevole o denigratoria'. Nonostante queste specifiche, però, è uno strumento non sufficientemente regolato nella pratica". Ed ecco la conseguenza, proprio quella che non si vorrebbe: la buonafede delle persone è spesso raggirata.
 
 Per questo capita di rivolgersi a specialisti non tanto bravi quanto disposti a investire in pubblicità, non tanto esperti quanto mediatici. Ma uno strumento per difendersi c'è, ed è quello di aguzzare l'ingegno e gli occhi. "Innanzitutto - dice ancora De Vita -  è fondamentale verificare i titoli di studi, l'iscrizione alle società scientifiche e soprattutto i titoli professionali, con la consapevolezza che contano davvero solo quelli pubblici, come quello di professore universitario e primario ospedaliero, che si conseguono con un concorso". E poi occhi bene aperti sull'attività professionale, spesso generosamente raccontata sul web. "Chi partecipa a 50 congressi all'anno evidentemente non lavora. E lo stesso vale per chi riceve e opera in 5 città diverse. Ma non lavorare è un pessimo indizio, perché significa non essere stati in grado di attivare quel tam tam positivo che fa sì che un paziente ne porti un altro e così via".

Pubblicato il: 15-10-2014
Di:
FONTE : SICPRE

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