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Salute SICPRE 2014

No alla moda del ritocco, sì alla lotta al dolore

Il congresso annuale della SICPRE si apre con un allarme sugli interventi ai genitali femmini, diventati purtroppo una tendenza da seguire piuttosto che un reale bisogno...

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No alla moda del ritocco, sì alla lotta al dolore Thinstock

La chirurgia dei genitali femminili è sempre più diffusa e richiesta. Ma seguire le mode e, soprattutto, affidarsi a specialisti "troppo intraprendenti", può costare molto caro: questa chirurgia impone un approccio multidisciplinare (sono necessarie le competenze di urologi, ginecologi e chirurghi plastici) che non è alla portata di tutti, né di tutti i centri. E il rischio di risultati insoddisfacenti è dietro l'angolo. Si è aperto con questo monito il 63mo congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, presieduto da Enrico Robotti, che si tiene a Bergamo dal 13 al 15 ottobre, e che proprio con questo tema ha aperto i lavori.
"Non tutti gli interventi sono necessari, anzi", dice Massimiliano Brambilla, presidente della sessione. "Le richieste più diffuse sono la riduzione delle piccole labbra e del cappuccio clitorideo, spesso in abbinamento al lipofilling delle grandi labbra, per contrastarne il fisiologico assottigliamento". Il problema, però, è che di questi interventi non sono note le conseguenze nel medio lungo periodo, come fa notare Luigi Frigerio, presidente della Società Italiana di Chirurgia Ginecologica, tra i moderatori della sessione. "In base ai nostri dati, al 2011 al 2012 queste operazioni hanno registrato una crescita del 24%. Spesso la donna pensa che la propria area genitale non sia attraente, benché normale, da qui il desiderio di modificarla. Ma sono richieste che non tengono conto dell'anatomia e nascono dal desiderio di raggiungere un ideale estetico". Ed è proprio qui che dovrebbe entrare in scena lo specialista serio, capace ed onesto, che secondo Frigerio accosta a tutte le capacità chirurgiche e diagnostiche, "quella di educare". "Un counselling specifico è fondamentale per far riconoscere gli interventi utili da quelli che non lo sono", dice.
Un discorso completamente diverso è quello dei ritocchi che hanno come scopo la riduzione del dolore, un tema poco noto e fino a poco fa praticamente ignorato in ambito universitario e ospedaliero. "Quasi una donna su 10 soffre nel corso della propria vita di dolore vulvare, un'evenienza in grado di limitare pesantemente la vita - dice ancora Brambilla -. Le terapie per contrastarlo sono in continua evoluzione, ma già in grado di dare buoni risultati". Le possibilità più praticate vengono dalla medicina rigenerativa e consistono principalmente nel PRP, sangue arricchito di piastrine che si ottiene dalla paziente stessa con un prelievo venoso e che dopo essere stato trasferito nella sede da curare attiva processi antinfiammatori, e dal lipofilling, autotrapianto di grasso che sfrutta i processi rigenerativi attivati dalle cellule staminali presenti nel tessuto adiposo. "All'Università La Sapienza di Roma - spiega un altro dei relatori, la professoressa Maria Giuseppina Onesti - stiamo veicolando le cellule adipose, prelevate dalla paziente e coltivate in lavoratorio, in acido ialuronico. Una volta trasferito, questo composto si è rivelato utile per combattere gli effetti del lichen scleroatrofico, malattia che comporta la progressiva riduzione delle piccole labbra e del canale vaginale, con la degenerazione della mucosa".

Pubblicato il: 15-10-2014
Di:
FONTE : SICPRE

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