Sondaggio

Sondaggio

La scelta vegetariana: perché lo fai?
Vota

Terme di Comano

Comano: valle della salute
Vai allo speciale

Salute Una scoperta che forse rivoluzionerà l'approccio medico

Ipertensione: e se lo zucchero facesse peggio del sale?

Una ricerca americana ridimensiona il ruolo del sodio sull'aumento della pressione sanguigna: il vero nemico sarebbe lo zucchero, che stimolando l'ipotalamo accelera il battito cardiaco

4 di 5
Ipertensione: e se lo zucchero facesse peggio del sale? Thinstock

L'ipertensione è una condizione per cui la pressione sanguigna all'interno delle arterie coinvolte nella circolazione sistemica risulta troppo elevata. Tale situazione, che oggigiorno costituisce la principale causa di mortalità cardiovascolare, comporta un sovraccarico ai danni del cuore, e conseguente aumento delle probabilità di patologie gravi quali ictus, infarto del miocardio ed aneurisma. Sebbene l'ipertensione richieda la maggior parte delle volte una terapia farmacologica a base di principi attivi che abbassino la pressione arteriosa, spesso il cambio di stile di vita può risultare altrettanto decisivo per evitare complicazioni: ai pazienti che ne soffrono viene consigliato di svolgere esercizio fisico quotidiano, diminuire il peso, evitare l'assunzione di alcolici e adottare una dieta povera di sodio.

Questo significa, dunque, limitare l'utilizzo del sale da cucina a tavola. Ma nonostante diversi trials clinici siano concordi nell'affermare la correlazione tra eccesso di sodio e comparsa di ipertensione, uno studio recente comparso sull'American Journal of Cardiology mette in dubbio tale assodato legame. Secondo i ricercatori del Saint Luke's Mid American Heart Institute di Kansas City, infatti, il vero nemico non sarebbe il sale, bensì lo zucchero.

Questo è il risultato della sperimentazione a stelle e strisce, che ha comportato l'analisi dei valori riguardanti circa 9000 donne che hanno partecipato ad uno studio francese. La ricerca americana punta il dito contro lo zucchero, capace di stimolare l'ipotalamo, area del cervello la cui sollecitazione provoca appunto un aumento del battito cardiaco e, di conseguenza, della pressione sanguigna. In particolare, ciò che gli scienziati del Saint Luke's giudicano estremamente dannoso sono le bibite gasate che, oramai, siamo abituati a consumare in grandi quantità: tali bevande zuccherine causano forti sbalzi di pressione, uno dei principali motivi per cui sopraggiunge un rischio maggiore di infarto del miocardio.

Dunque secondo questa sperimentazione il consumo di alimenti dolci è connesso all'insorgenza di ipertensione in maniera notevolmente maggiore rispetto a quelli salati: anzi, anche il divieto di consumare questi ultimi in caso di pressione alta, cosa che rappresenta come detto in precedenza la prassi utilizzata in questi casi, peggiorerebbe la situazione, in quanto avrebbe come diretta conseguenza un aumento dell'assunzione di cibi processati con zuccheri aggiunti e raffinati, gli stessi che provocano obesità e diabete. Una conclusione su cui la comunità scientifica si è comunque divisa: il professor Graham McGregor, della Queen Mary University of London, ha affermato che occorreranno maggiori sperimentazioni per confermare l'ipotesi dei ricercatori americani, dunque è ancora presto per stravolgere l'approccio medico al problema dell'ipertensione, condizione che oggigiorno rappresenta il principale fattore di rischio di decesso prevenibile in tutto il mondo. 

Pubblicato il: 15-09-2014
Di:
FONTE : American Journal of Cardiology, Saint Luke's Mid American Heart Institute

© 2021 sanihelp.it. All rights reserved.