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Salute Assumere questi psicofarmaci accresce l'incidenza del 51%

L'abuso di benzodiazepine aumenta il rischio di Alzheimer?

I ricercatori dell'Universitè de Bordeaux hanno evidenziato la correlazione tra consumo di ansiolitici per un periodo prolungato di tempo e l'aumento dell'insorgenza di demenza senile

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L'abuso di benzodiazepine aumenta il rischio di Alzheimer? Thinstock

L'uomo moderno è oramai avvezzo a convivere con l'ansia: i miseri contratti di un lavoro sempre più precario e le scadenze di doveri ed impellenze perennemente pressanti contribuiscono ad aumentare lo stress, portandolo a livelli pericolosi. Vi sono molti modi per combattere questo stato psichico di incessante inquietudine: tra le altre, il ricorso ad una dieta specializzata ed esercizio fisico appropriato; tecniche di respirazione per calmare i nervi; psicoterapia; e, nei casi più gravi, terapia farmacologica.

Gli ansiolitici sono una categoria di medicinali concepiti apposta per il trattamento di questa condizione: contribuiscono a diminuire l'attività del sistema nervoso centrale, di modo da provocare sedazione e riduzione dell'angoscia e del dolore percepito. Un tempo i barbiturici rappresentavano il tipo di psicofarmaco più diffuso di questa categoria: ciò nonostante, avevano come effetto collaterali l'inibizione dei centri di respirazione polmonare, con conseguente pericolo di coma e decesso. Oggigiorno, invece, sono stati soppiantati dalle benzodiazepine, meno rischiose in caso di sovradosaggio ma sempre letali se mischiate con alcol e dall'alto potenziale di sviluppo di dipendenza.

Ma non sarebbe solo questo l'effetto collaterale delle benzodiazepine: secondo uno studio dei ricercatori francesi dell'Universitè de Bordeaux, il consumo a lungo termine di questi medicinali contribuirebbe all'aumento del rischio di insorgenza di morbo d'Alzheimer. Questi sono i risultati, pubblicati sulla rivista specializzata British Medical Journal, di una sperimentazione che ha sfruttato i dati presenti nel database del Quebec Health Insurance Program, prendendo in considerazione circa 7100 soggetti simili e sani, confrontandoli con 1800 pazienti affetti da demenza senile. La correlazione tra Alzheimer e consumo di benzodiazepine, soprattutto se prolungata oltre i tre mesi consecutivi, è risultata schiacciante, tanto che i ricercatori francesi hanno calcolato che l'assunzione a lungo termine di questa categoria di psicofarmaci aumentava il rischio di soffrire poi di deficit cognitivo addirittura del 51%.

Il meccanismo per cui vi sia questa proporzione diretta non è ancora chiaro: per questo la comunità scientifica auspica nuove ricerche a riguardo, ricerche che però potrebbero dare i primi risultati tra alcuni decenni. Sperimentazioni prima su animali, in seguito su pazienti, per verificare se questo medicinale provochi in effetti l'accumulo di proteina beta-amiloide nel cervello, sintomo tipico. Ciò nonostante questo risultato è in palese contrasto con alcuni studi, condotti negli anni '90, che proverebbero l'esatto contrario, cioè che le benzodiazepine svolgono in realtà un ruolo protettivo nei confronti delle capacità cognitive. La causa di un cambio tanto radicale di opinione starebbe nell'aumento sconsiderato del consumo di questo tipo di psicofarmaci avvenuto negli ultimi tempi: ma c'è anche chi ipotizza che l'ansia e l'insonnia possano rappresentare i primi sintomi tipici dell'insorgenza del morbo d'Alzheimer.

Pubblicato il: 10-09-2014
Di:
FONTE : Universitè de Bordeaux, British Medical Journal

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