Sondaggio

Sondaggio

La scelta vegetariana: perché lo fai?
Vota

Terme di Comano

Comano: valle della salute
Vai allo speciale

Quale sport per i bimbi? A sceglierlo ti aiutano gli esperti

A settembre sono tanti i genitori che si trovano a dover decidere quale attività far praticare ai propri figli. Pediatri e psicologi dettano le linee guida per una scelta più consapevole

4.67 di 5
Quale sport per i bimbi? A sceglierlo ti aiutano gli esperti Thinstock

L’attività fisica ricopre una rilevanza sempre maggiore nel percorso di crescita e di educazione dei ragazzi, anche e soprattutto alla luce della pandemia di sovrappeso e obesità che purtroppo ha contagiato tutti i Paesi industrializzati (l’Italia in questo senso vanta un triste primato poiché conta i bambini più grassi d’Europa) e che sembra non voler arrestare la sua corsa.

Oltre a permettere uno sviluppo fisico armonico, lo sport costituisce poi una scuola di vita: i piccoli imparano a confrontarsi con gli altri, a socializzare, collaborare e a reagire di fronte ai primi ostacoli ed alle sconfitte. Proprio per questo sono tanti gli aspetti da tener presenti per effettuare la scelta più consona.

Per facilitare questo compito ai genitori, gli esperti dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma hanno stilato una classificazione delle attività secondo l’età: nei primi 4/5 anni di vita gli sport più adatti risultano essere quelli che favoriscono la conoscenza del proprio corpo nello spazio.

In età prescolare via libera al nuoto (lo sport più completo poiché permette di allenare tutti i muscoli, ed in più si svolge in acqua, l'ambiente più naturale e congeniale ai bambini), all’atletica leggera (marcia, corse, salti, lanci) ed la ginnastica: tutte attività utili a migliorare la coordinazione neuromotoria

Dopo i 7 anni le possibilità si moltiplicano: ottimi gli sport di squadra (un mix tra impegno atletico, gioco e necessità di collaborare) come il calcio, la pallavolo, la pallacanestro, la pallanuoto e il rugby. Bene anche gli sport individuali (sci, ciclismo, canottaggio, scherma, arti marziali ecc.) che aiutano a sviluppare il senso di responsabilità, la capacità di concentrarsi e resistere alla fatica. Oltre i 9-10 anni ci si può accostare anche a discipline più specializzate, come il tennis ed il tiro con l'arco.

Attenzione invece a non fare l’errore di scegliere l’attività in base alle proprie passioni personali o aspettative. «Proiettare sui figli quello si sarebbe voluto fare da giovani non è il modo migliore per avvicinarli allo sport» spiega il dottor Emanuel Mian, psicologo presso l'Istituto Clinico Sant'Ambrogio di Milano «É invece importante spingerli a stare con gli altri e a vivere lo sport senza la costrizione di dover essere dei campioni. La parte giocosa dovrebbe essere preponderante almeno inizialmente, soprattutto per i più piccoli: questo per fare in modo di avvicinarli e farli appassionare all’attività fisica in generale, per poi indirizzarli verso una proposta più specifica, permettendo loro di scegliere e cambiare lo sport in base alle proprie attitudini e desideri anche in itinere».

Oltre all’età, un ulteriore criterio da non sottovalutare è rappresentato dal carattere, dal temperamento che si esplica attraverso i comportamenti e l’approccio con il quale il piccolo interagisce con i genitori, le maestre ed i compagni. «Se il bambino è introverso il mio consiglio è quello di cercare di comprendere il genere di introversione: ci sono bambini che pur non avendo alcuna difficoltà a stare con gli altri e a fare amicizia hanno bisogno di ritagliarsi degli spazi di solitudine, fra un'immersione e l'altra in uno sport/ gioco di gruppo e nei riti sociali» afferma lo psicologo. «Se è molto timido iscriverlo a uno sport di squadra potrebbe essere un errore. All’interno di un gruppo, infatti, i ragazzini più dinamici potrebbero prevalere facendolo sentire in difetto, e portandolo a mettersi in disparte».

Continua il dottor Mian: «Se è iperattivo andrebbero predilette le discipline che gli permettono di esprimere la propria reattività canalizzandola, per arrivare al massimo controllo possibile del gesto da eseguire: perfette in questo caso le arti marziali, uno sport che prevede il rispetto di molte regole e che si svolge in un ambiente non sovraccarico di distrazioni. Se invece è pigro e proprio non ne vuole sapere di fare attività sportiva, il consiglio è quello di avvicinarlo a sport non troppo impegnativi, in modo che il bimbo inizi a capire che muoversi significa divertirsi e sentirsi meglio. Il ping pong e il tappeto elastico, oppure l’equitazione o la canoa vanno benissimo. Queste attività richiedono però un’età più matura, strutture adeguate e istruttori qualificati/preparati. In ogni caso l’essere pigro non vuol dire essere fannullone: siamo probabilmente di fronte ad un bimbo assorto nei suoi pensieri e nelle sue fantasie, difficile da coinvolgere o poco reattivo, ma che - utilizzando un po’ di ingegno – potrà essere portato ad apprezzare il movimento».
Conclude l'esperto: «Se il piccolo è puntiglioso e pretende di avere sempre ragione, l’attività più adatta è uno sport di squadra: il bambino dovrà imparare a rispettare il proprio ruolo senza cercare di superare gli altri, dato che questo è indispensabile per raggiungere la vittoria. Se poi si tratta di un tipo un po’ autoritario ed egocentrico dovrà anche abituarsi a tenere sotto controllo la sua personalità, se vuole essere un buon elemento all’interno della squadra».
 
 
 

Pubblicato il: 03-09-2014
Di:
FONTE : da una nota degli esperti dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma; con i consigli del dottor Emanuel Mian, psicologo presso l'Istituto Clinico Sant'Ambrogio di Milano

© 2017 sanihelp.it. All rights reserved.