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Salute Minor rischio di obesità, diabete e ipertensione

Fino a 7 kg in meno per chi va a lavorare a piedi o in bici

La sperimentazione della London School e della University College of London ha evidenziato come chi fa almeno un chilometro e mezzo per andare in ufficio o ai mezzi pubblici è più magro e più sano di chi prende l'automobile

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Fino a 7 kg in meno per chi va a lavorare a piedi o in bici Thinstock

Chi possiede problemi di sovrappeso, o più semplicemente chi non si trova affascinante allo specchio a causa di pancetta, rotolini, maniglie dell'amore, flaccidità e inestetismi vari ricorre spesso a nutrizionisti e dietologi che, almeno nelle migliori intenzioni, si spera abbiano l'abracadabra giusto per rimetterci in forma. Ovviamente l'alimentazione è importantissima e decisiva per quel che concerne la salute delle persone, ma non tutto passa dalla modulazione in un senso o nell'altro di carboidrati, proteine e lipidi.

Sovente abbiamo elencato la lista di patologie, più o meno gravi, che possono derivare da uno stile di vita troppo sedentario: tra di esse, un posto d'onore lo occupa senza dubbio l'obesità, con tutto il suo bastimento carico di effetti collaterali quali maggior percentuale di insorgenza di ictus, infarto del miocardio e altre condizioni ai danni dell'apparato cardiovascolare. Non v'è dubbio che lo stile di vita odierno, fatto di scadenze infallibili e ritmi impossibili, non aiuti l'uomo moderno a svolgere l'esercizio fisico di cui necessiterebbe per mantenere l'organismo in forma: ciò nonostante, vi sono alcuni semplici accorgimenti che, se portati avanti quotidianamente, possono fare la differenza tra un corpo in salute e uno malato.

L'elenco di questi trucchi è interminabile e affidato soprattutto alla fantasia e la creatività di una persona. Solo per citarne alcuni, guardare la televisione mentre si pedala sulla cyclette; camminare senza sosta mentre si è al telefono; lasciare l'automobile in garage quando ci si dirige verso il posto di lavoro. I più pigri penseranno: chi me lo fa fare di svegliarmi un'ora prima per fare esercizio fisico e arrivare alla scrivania già stanco, quando ho il posto macchina riservato di fronte all'ufficio? Ovviamente non si tratta di un obbligo, ma di un consiglio che arriva direttamente dal Regno Unito.

I ricercatori della London School e dell'University College di Londra hanno recentemente reso noto uno studio, pubblicato sulla rivista specializzata British Medical Journal, che suggerisce proprio come non vi sia bisogno di palestre o fitness per restare in forma: basta semplicemente sfruttare quelli che sono gli spostamenti quotidiani a cui siamo forzati. La sperimentazione, condotta su circa 7000 sudditi della Corona, ha evidenziato come chi si muove a piedi, o in bicicletta, fino al posto di lavoro, o anche solo fino alla fermata dei mezzi pubblici, per un totale di circa un chilometro e mezzo al giorno,  presenta un indice di massa corporea nettamente inferiore rispetto a chi utilizza solamente l'auto.

La ricerca inglese ha inoltre spiegato come in media, per una persona della stessa altezza, a parità di esercizio fisico al di fuori del lavoro, chi cammina per recarsi in ufficio pesa ben sette chili in meno rispetto al «collega» automunito. Una statistica decisamente importante, che va tra l'altro ad aggiungersi ad altri studi che hanno già chiarito come chi non utilizza un veicolo per andare al lavoro presenta una percentuale di incidenza di patologie quali diabete e ipertensione notevolmente inferiore. Insomma, per replicare alla domanda precedente, cioè chi ce lo fa fare di dormire meno e muoverci a piedi ogni giorno, la risposta al quesito è molto semplice: ce lo chiede il nostro organismo. Ciò nonostante, sempre dallo stesso studio, è emerso come questa rimanga un'abitudine poco praticata in Inghilterra: solo il 17% degli uomini e il 14% delle donne dichiarano di muoversi a piedi o in bicicletta, statistica che spiegherebbe, coerentemente con la scoperta in questione, la diffusione del fenomeno dell'obesità. 

Pubblicato il: 21-08-2014
Di:
FONTE : London School, University College of London, British Medical Journal

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