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Più snella e in forma se elimini le intolleranze

Ci sono alimenti di uso comune che, anche se possono sembrare apparentemente innocui e salutari, sono invece in grado di accendere una infiammazione a livello cellulare che porta come diretta conseguenza l'accumulo peso, e non solo

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Più snella e in forma se elimini le intolleranze Thinstock

Fino ad una decina di anni fa se ne sapeva ben poco, oggi ne sentiamo parlare sempre più spesso: ci riferiamo alle intolleranze alimentari, un problema che secondo i dati raccolti dal Ministero della Salute, coinvolge in Italia ben il 2% degli adulti e l'8% dei bambini. L’intolleranza alimentare, a differenza dell’allergia, non è una condizione perenne: si tratta più semplicemente di una reazione avversa ad un alimento specifico che può essere risolta seguendo un percorso di rieducazione al cibo. I sintomi sono indubbiamente fastidiosi, ed in alcuni casi dolorosi, ma in genere non costituiscono un pericolo di vita.
 
Per approfondire il tema abbiamo incontrato il professor Giuseppe Di Fede, medico chirurgo e docente di Nutrigenomica e Nutrizione umana presso l’Università di Pavia, nonché direttore dell’Istituto di Medicina Biologica (IMBIO) di Milano, che ci ha spiegato anche come le intolleranze possano pesare sulla bilancia, oltre che sulla salute.
 
Oggi sono davvero tante le persone che soffrono di intolleranze alimentari. Un tempo erano meno diffuse oppure, più semplicemente, non riconducevamo i sintomi a tale problema?
Oggi abbiamo degli strumenti di laboratorio, che ci consentono di analizzare meglio le reazioni cellulari che avvengono quando consumiamo degli alimenti, che, a nostra insaputa, non sono tollerati dall’organismo. Diversi disturbi hanno continuato a compromettere la salute delle persone per anni sotto i nostri occhi, proprio perché non si pensava che essi fossero da imputare a reazioni infiammatorie dovute al cibo, come invece si è scoperto in seguito.
 
Da che cosa sono causate?

All’origine ci sono probabilmente una serie di concause. Cambiamenti della materia prima alimentare e delle lavorazioni possono aver contribuito ad innescare dei processi di assimilazione e digestione degli alimenti più lenti. In più, il consumo eccessivo di alcuni cibi e una dieta monotona possono creare un sovraccarico di sostanze che il nostro organismo fatica ad eliminare. E ancora, la predisposizione genetica contribuisce ad innescare reazioni da intolleranza, soprattutto al lattosio al glutine ed al frumento, sostanze che sono presenti in una percentuale maggiore negli alimenti rispetto al passato per rendere il prodotto finale malleabile, facile da lavorare.
 
In che cosa si differenziano dalle allergie?
Le allergie si manifestano in modo improvviso ed immediato, non appena si entra in contatto con la sostanza non tollerata. Gli anticorpi coinvolti sono specifici contro determinate porzioni proteiche della sostanza stessa. Le allergie verso i pollini, le fragole, gli arachidi e le nocciole ad esempio,  si manifestano generalmente attraverso un immediato gonfiore delle labbra oppure un episodio di orticaria.
Le intolleranze sono scatenate da una serie diversa di anticorpi, e sono causate da un deficit di tipo enzimatico come l’incapacità di digerire ed elaborare alcuni cibi ed il sovraccarico di alcuni alimenti, che provocano a loro volta una reazione di tipo infiammatoria, generando sintomi che poco si discostano da quelli provocati dalle allergie: da qui la confusione tra le due problematiche.
  
Quali sono gli alimenti più spesso sotto accusa?

Tra le allergie più diffuse ci sono quelle agli alimenti che contengono istamina come il pomodoro, il maiale, le arachidi, le nocciole, il formaggio, i salumi, le noci, le fragole, il melone ed altri ancora. Per quanto riguarda le intolleranze alimentari, abbiamo osservato un cambiamento dei dati al test ALCAT (l’esame che utilizziamo All’Istituto di Medicina Biologica di Milano) negli ultimi anni. Fino al 2011 gli alimenti che risultavano più frequenti al test erano i derivati dal frumento, grano, latticini, lieviti e derivati, alimenti contenenti nichel e derivati dall’acido salicilico. Dal 2012 sono quelli contenenti nichel i principali colpevoli, e a seguire frumento, lievitati e latticini.
 
Quali i sintomi che ci devono far pensare alla presenza di una intolleranza?
Premesso che i disturbi sono simili a quelli correlati ad una allergia, e quindi non sempre di facile diagnosi, possiamo comunque individuare i più frequenti: cefalea, colite alternata a stipsi, meteorismo, stanchezza cronica, debolezza e fatica a concentrarsi, problemi della pelle di tipo non allergico, orticaria, afte, candidosi e vaginiti o cistiti ricorrenti, prostatite, alopecia, aumento del peso e ritenzione idrica. Diventa importante sottoporsi ad un test ed affidarsi ad un medico e/o ad un biologo nutrizionista esperto, specialmente dopo che tutti gli esami per diagnosticare un’allergia non hanno mostrato alcuna positività.
 
In che modo le intolleranze possono  concorrere all'accumulo di massa grassa? 
L’infiammazione da cibo che si instaura nel tempo a causa di una intolleranza non nota, contribuisce ad innescare un meccanismo ormonale che porta alla formazione ed all’accumulo di grasso soprattutto nella zona addominale. Tale meccanismo può essere invertito scoprendo la causa, cioè l’alimento verso il quale si è intollerati, ed eliminandolo dalla dieta per un determinato periodo, per poi reintrodurlo a rotazione, sotto la guida esperta del nutrizionista. In questo modo si contribuisce a ridurre l’infiammazione e si stimola la ripresa del metabolismo portandosi dietro, come effetto collaterale, la perdita di peso.
 
Quale tra i vari test proposti per individuare le intolleranze è secondo Lei il più valido?
Una serie di test in uso non sono, a mio parere, attendibili per problemi di ripetibilità e scientificità della metodica. Il test ALCAT è invece a mio avviso molto valido: si tratta di un test di tipo citotossico, che analizza le cellule immunitarie a contatto con gli estratti alimentari, su un prelievo di sangue venoso. E’ un test approvato come metodica dalla FDA Americana ed è utilizzato presso l’Ospedale San Matteo di Pavia, reparto di Immunologia pediatrica, per la diagnosi di manifestazioni cliniche simili alle allergie, ma negative ai test classici.
 
Eliminare alcuni cibi può essere frustrante. Se l'idea di dover seguire una dieta che esclude alcuni alimenti viene vissuta male cosa si può fare?
In effetti è vero, questo modo di procedere viene digerito difficilmente e per questo non si usa più da anni. La rotazione degli alimenti è la strategia vincente per risolvere un’intolleranza alimentare ed i disturbi da essa derivanti. Per esempio per chi soffre di intolleranza al nichel (ed agli alimenti che lo contengono) dovrebbe limitare o eliminare molti cibi: quasi tutte le verdure e la frutta, e ancora alimenti insospettabili come il merluzzo, i frutti di mare e le vongole. Una situazione frustrante alla quale abbiamo tentato di ovviare attraverso l’unione tra scienza nutrizionale e cucina. Grazie alla collaborazione con Tiziana Colombo – foodblogger per passione e fondatrice dell’associazione Il mondo delle intolleranze, un’idea nata dopo aver scoperto di soffrire in prima persona di una intolleranza al nichel ed al lattosio  – abbiamo pubblicato il libro Nichel. L’intolleranza? La cuciniamo! (Silvana Editoriale) attraverso il quale guidiamo le persone alla preparazione di ben 111 ricette facili e gustose, adatte a chi soffre di questo problema. Rispettare il proprio corpo non vuol dire rinunciare al piacere del cibo, se c’è chi ci ti insegna come fare.
  
Per chi è intollerante al glutine: quali sono gli alimenti che devono essere esclusi e quali i possibili sostituti?
L’intolleranza al glutine è diversa dalla celiachia. Si tratta infatti di una condizione transitoria, dalla quale si guarisce.  La celiachia è invece una condizione permanente di allergia a tale sostanza. Per diagnosticarla è necessaria una gastroscopia, che viene effettuata solo dopo che gli esami del sangue risultano positivi al glutine. Gli alimenti da sospendere/ introdurre a rotazione in questo caso sono: grano, frumento e prodotti derivati quali pasta, pane, pizza, orzo, segale, etc. Le alternative sono: riso, mais, grano saraceno, quinoa, amaranto, miglio, avena e tutte le farine senza glutine.
 
Per chi è intollerante ai latticini invece?
Il latte vaccino è da escludere, compresi i derivati formaggi, dolci, gelati al latte, creme, e tutti i prodotti da forno contenenti lattosio o proteine del latte. In alternativa si possono consumare tutte le bevande vegetali, chiamate impropriamente latte: di soia, avena, riso e mandorle. Per i formaggi non ci sono molte alternative (se non il tofu): ci si può eventualmente concedere a rotazione una piccola porzione di quelli leggeri e stagionati. I derivati dal latte di capra e pecora possono essere dei buoni sostituti ai prodotti vaccini, ma sono da usare con moderazione e sempre sotto consiglio del nutrizionista, in funzione dell’obbiettivo da raggiungere.
 
Per chi è intollerante al lievito?
Tutti i prodotti da forno lievitati, il lievito di birra, la birra stessa, i prodotti contenenti orzo, malto, e tutto ciò che subisce una lievitazione, anche naturale, va evitato. In alternativa si possono usare la pasta madre, i prodotti senza lievito, lievito chimico o bicarbonato di sodio.
 
Una intolleranza è per tutta la vita?
Intolleranti si diventa, non si nasce. Si guarisce sotto la guida di un medico o biologo nutrizionista. L’importante è che venga fatta una diagnosi corretta, e ci si avvalga di test affidabili. La dieta a rotazione permette di non scatenare reazioni indesiderate dovute agli alimenti e di ritornare a star bene.
 
 

Pubblicato il: 27-08-2014
Di:
FONTE : A tu per tu con il dottor Giuseppe Di Fede, medico chirurgo e docente di Nutrigenomica e Nutrizione umana presso l'Università di Pavia

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