Sondaggio

Sondaggio

La scelta vegetariana: perché lo fai?
Vota

Terme di Comano

Comano: valle della salute
Vai allo speciale

Salute I progressi italiani

I videogiochi rivoluzionano la riabilitazione

Non si tratta di fantamedicina ma di una serie di nuove tecniche riabilitative che utilizzano le più avanzate realtà videoludiche per trattare i pazienti colpiti da ictus o con lesioni cerebrali gravi

4 di 5
I videogiochi rivoluzionano la riabilitazione Web

Videogame e realtà virtuali per la riabilitazione dei pazienti colpiti da ictus o con lesioni cerebrali gravi. Non si tratta di fantamedicina, ma delle nuove tecniche di riabilitazione sperimentate dall’unità operativa complessa di medicina fisica e riabilitazione dell’ospedale Valduce Villa Beretta di Costa Masnaga in provincia di Como. Grazie a tecnologie virtuali tra le più avanzate al mondo, i pazienti che hanno perso del tutto o in parte le funzioni motorie e cognitive o quelli colpiti da patologie su base autoimmunitaria come la sclerosi multipla, da oggi potranno avere una speranza in più di riacquisire, almeno in parte, le proprie capacità psicomotorie.
 
I risultati della sperimentazione, presentati qualche settimane fa al convegno scientifico Il Futuro della Sanità a Milano, hanno dimostrato, su circa 100 pazienti, che l’uso dei videogiochi o delle realtà virtuali aumenta la motivazione dei pazienti e permette esperienze sensoriali che la normale tecnica riabilitativa non è in grado di offrire. «Il gioco virtuale può rappresentare un fattore determinante per un paziente con gravi lesioni psicomotorie perché può aiutarlo a ritrovare alcune delle abitudini perdute. - spiega Franco Molteni direttore dell’unità operativa complessa di medicina fisica e riabilitazione dell’ospedale comasco - Per esempio, il paziente si muove, produce dei suoni e interagisce con oggetti che non sono comuni nella vita reale. In questo modo si possono creare ambienti riabilitativi complessi e perfettamente aderenti alle esigenze e alle esperienze quotidiane dell'individuo».
 
Tecnologie come Kinect o Oculus Rift consentono di interagire con un ambiente virtuale o di creare un’esperienza intensa per il paziente. Kinect è in grado di creare ambienti multiformi e interazioni articolate di un qualsiasi arto con l’ambiente. Oculus Rift, invece, simile a una maschera da sub, permette di vivere un’esperienza tridimensionale. Un esempio delle capacità di queste realtà virtuali è dimostrato dai risultati ottenuti sui danni cerebrali provocati dalla sclerosi multipla che «possono essere reversibili se la persona viene stimolata correttamente con queste tecnologie. - continua l’esperto - Attraverso questi strumenti multimediali l’individuo può comprendere se il movimento che sta facendo è giusto o sbagliato e quindi correggersi indipendentemente. È importante arrivare a ricreare virtualmente la situazione precedente al danno cerebrale».
 
Sempre kinect permette, inoltre, la creazione di avatar, la riproduzione virtuale di parti anatomiche, rendendo reale l’immagine che ciascuno ha del proprio corpo. Particolare fondamentale per coloro che hanno subito una amputazione e che soffrono di sindrome dell’arto fantasma (sensazione anomala di persistenza di un arto amputato o dopo che questo è diventato insensibile). «Dopo un evento traumatico che ha provocato danni cerebrali o paralisi - afferma Molteni - l’individuo perde la percezione del proprio corpo e grazie a queste tecnologie è in grado di tornare a avvertirlo».
 
In dettaglio, sono due i principali vantaggi dell’uso delle tecnologie videoludiche in questo campo: in primo luogo, «consentono una moltiplicazione sensoriale e permettono di offrire stimolazioni qualitativamente predeterminabili non paragonabili alle normali tecniche di riabilitazione. - spiega ancora il direttore - In secondo luogo, rendono possibile la continuità della cura essendo facilmente trasportabili a casa e gestibili in autonomia. Il percorso terapeutico viene prima sperimentato nella struttura ospedaliera e poi realizzato parte in clinica e parte a casa. I sistemi, infatti, possono essere monitorati a distanza, è possibile vedere in tempo reale l’esercizio svolto e modificare il programma per adattarlo al meglio al paziente».
 
Al momento, questa innovativa tecnica riabilitativa è ancora in fase sperimentale e non è ancora capillare, tuttavia in tutto il mondo stanno partendo progetti pilota. In Italia, «sono partiti dei progetti pilota al Centro Nazionale delle Ricerche e al Politecnico di Milano - continua Molteni - e parte di questi sono realizzati grazie al progetto Spider della Fondazione Cariplo. Non è ancora chiaro se il Sistema Sanitario Nazionale prenderà in considerazione l’ipotesi di rimborsare queste terapie, per ora osserva da lontano. Ciò che è certo, è che questi esercizi virtuali possono offrire una riabilitazione sicura, facile e conveniente e che il SSN dovrebbe vedere in questa nuova tecnica una sfida per il futuro». 

La strada pare promettente e i pazienti, anche quelli più anziani, sembrano apprezzare, tuttavia, come precisano gli esperti, è importante specificare che queste nuove tecniche riabilitative, per risultare efficaci, necessitano di essere affiancate a quelle tradizionali.
 

Pubblicato il: 30-07-2014
Di:
FONTE : Da una nota dell'ufficio stampa del convegno "Il Futuro della Sanità", intervista a Franco Molteni

© 2020 sanihelp.it. All rights reserved.