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Noprofit L'azione di Save the Children

Aiutare i piccoli migranti a stare meglio

La ONG, nell'ambito del progetto Praesidium, si occupa della protezione dei minori migranti che arrivano in Italia via mare soli o accompagnati

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Tutti ricordano l’immane tragedia avvenuta a largo di Lampedusa il 3 ottobre 2013, quando una imbarcazione libica, usata per il trasporto di migranti, naufragò provocando 366 morti e circa 20 dispersi. Con l’arrivo dell’estate e il mare calmo, oltre ai turisti che affollano la piccola isola del Mediterraneo, ricominciano gli arrivi massivi di immigrati dall’Africa. E infatti, a meno di un anno da quella che è stata definita la più grave catastrofe del Mediterraneo dall'inizio del XXI secolo, una nuova tragedia a circa ottanta miglia da Lampedusa ha portato alla morte di diciannove persone.
A attraversare il mare in angusti barconi e in condizioni disumane sono migliaia di persone in cerca di una vita migliore. Famiglie intere, padri, madri e figli e, in alcuni casi, anche bambini soli.
 
Anche per loro, per i più piccoli, nel 2006 è stato avviato il progetto Praesidium, per potenziare le capacità delle autorità italiane nella gestione dei flussi migratori in Italia meridionale. Praesidium è coordinato dal Ministero dell'Interno in partenariato con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, la Croce Rossa Italiana e, a partire dalla terza annualità, proprio per l’aumento del flusso dei minori migranti, con Save the Children Italia.
 
L'azione di Save the Children, (l’organizzazione dedicata dal 1919 a salvare i bambini in tutto il mondo e promuoverne i diritti, attiva in Italia dal 1998 con progetti rivolti sia ai bambini dei paesi in via di sviluppo che a quelli del territorio italiano), mira a rafforzare la protezione dei minori migranti che arrivano in Italia via mare soli o accompagnati.
 
Alessio Fasulo, coordinatore del progetto per la ONG, spiega che «solo nel 2014, Save the Children Italia ha aiutato oltre l’85 per cento dei bambini arrivati sulle coste del nostro Paese, fornendo informazioni legali e mediazione culturale; abbiamo monitorato lo stato dei centri di accoglienza e denunciato in alcuni casi le pessime condizioni rilevate. Inoltre, abbiamo implementato la tutela dei minori attraverso la proposta di corsi di formazione rivolti agli addetti delle comunità e dei centri governativi».     
 
In dettaglio, gli operatori della ONG (professionisti con pregressa e comprovata esperienza) forniscono ai migranti informazioni immediate, verificano che i minori non accompagnati vengano identificati e garantiscono a quelli accompagnati l'unità familiare. «I nostri team mobili, composti da un legale e un mediatore culturale, intervengono a partire dalle operazioni immediatamente successive agli sbarchi a Lampedusa, in Sicilia, Puglia e Calabria. - continua Fasulo - Inoltre, sono presenti altre figure professionali come educatori e psicologi, che attiviamo in caso di esigenze particolari».
 
Ma in che condizioni arrivano questi bambini? Quali le principali patologie fisiche e mentali? «Le condizioni sono eterogenee - spiega il coordinatore del progetto - e dipendono da vari fattori fra cui la durata e le condizioni del viaggio; in linea generale lo stato fisico è discreto; mentalmente tutti portano i segni di una condizione di vita che li ha costretti a lasciare il proprio Paese e quelli legati al viaggio. I minori non accompagnati, che per legge non possono essere espulsi (anche se non richiedenti asilo) ma, al contrario, collocati in un luogo sicuro, attendono nelle strutture di primo soccorso che venga per loro individuato un posto nelle comunità preposte».
 
I centri sono spesso inadeguati a garantire standard essenziali di accoglienza. Tra i problemi denunciati dalla ONG, c’è la mancanza o insufficienza di servizi igienici, docce e letti, ma anche di procedure che garantiscano in tempi rapidi beni e servizi primari. «Sono condizioni inaccettabili - dichiara Fasulo - tanto più per bambini, anche piccolissimi, che hanno affrontato viaggi drammatici. È necessario mettere fine a questa gestione caotica e emergenziale dell’accoglienza e adottare subito un piano organico che garantisca supporto e protezione adeguati».
 
In mancanza di un sistema nazionale di accoglienza, la ricerca di un luogo dove ospitare i più piccoli, continua a essere compito delle autorità attraverso un contatto diretto con le comunità. Abitualmente, la decisione in merito al collocamento del minore non tiene conto della sua situazione personale, ed è per questo che Save the Children Italia conduce colloqui con tutti i bambini per individuare i loro bisogni primari e soddisfarli.
 
Infine, un'altra battaglia dell’organizzazione è far varare una legge per la tutela dei minori stranieri. Come spiega Fasulo, tra le proposte del disegno di legge presentato da Save the Children Italia, «ci sono l’uniformazione delle procedure di identificazione, l’istituzione di un sistema nazionale di accoglienza e l’attivazione di una banca dati nazionale per governare l’invio dei minori nelle strutture più adeguate. Inoltre, la proposta prevede la garanzia di un fondo nazionale per l’accoglienza dei minori non accompagnati, il sostegno continuativo per coloro che si trovano in condizioni di vulnerabilità (vittime di tratta e sfruttamento o richiedenti asilo) e - conclude - la promozione dell’affido familiare dei minori soli».
 

Pubblicato il: 23-07-2014
Di:
FONTE : Intervista a Alessio Fasulo, coordinatore del progetto Praesidium per Save the Children Italia

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