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Abbà Onlus salva i bambini grazie all'istruzione

Lo scopo dell'Associazione è offrire a bambini e ragazzi provenienti da contesti sociali ed economici difficili la possibilità di emanciparsi attraverso l'educazione e la formazione scolastica. Il progetto dal 2008 a oggi ha già aiutato più di mille bambini

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Abbà Onlus salva i bambini grazie all'istruzione Abbà Onlus

Salvare i bambini brasiliani dal rischio di diventare meninos de rua (ragazzi di strada ndr) e di entrare nel giro della criminalità e della prostituzione. Abbà Onlus, (impegnata nel sostentamento educativo e umano di bambini in difficoltà in vari Paesi del mondo), credendo in una corretta istruzione come unico mezzo di elevazione sociale, ha avviato sin dal 2008 un progetto per garantire un’educazione ai bambini estremamente poveri dello stato sudamericano, che non avrebbero altrimenti la possibilità di andare a suola.
 
Il progetto è svolto in collaborazione con il Colégio Graphéin, un centro psico-pedagogico di Sao Paolo. Gli psicologi, i pedagoghi e gli educatori del Colégio, aiutano i piccoli studenti a risolvere i problemi comportamentali e a colmare le lacune scolastiche. «Questi bambini, per le situazioni familiari da cui provengono, necessitano di un accompagnamento scolastico costante - spiega Roberta Repossini, responsabile dei progetti dell’Associazione - che gli insegnanti della scuola pubblica non riescono a garantire a causa dell'elevato numero di studenti. Presso il centro sono seguiti in maniera personalizzata, evitando così ripetute bocciature con conseguente abbandono della scuola».

Grazie all’intervento di Abbà Onlus, (che nel 2005 ha fondato Abbà Brasile per coordinare i suoi progetti nello stato sudamericano), gli operatori del Colégio Graphéin hanno iniziato a seguire da vicino i ragazzi della Casa Sao Josè, un centro doposcuola situato nel difficile quartiere di Santa Cecilia a Sao Paolo. «Si tratta di famiglie monoparentali, con padri assenti o sconosciuti e dove le madri lavorano tutto il giorno. - continua Repossini - Spesso, questi bambini soffrono di traumi psicologici dovuti alla mancanza di cure e di attenzione. Il nome Abbà, (in ebraico padre), significa proprio che l'Associazione vorrebbe fare da genitore a questi bambini, dando loro la possibilità di andare a scuola e avere un futuro».
 
Ma come avviene la selezione? I responsabili locali scelgono coloro che provengono da famiglie in condizioni economiche gravi e con maggiori traumi. Quindi, organizzano incontri con i bambini e le loro famiglie, per identificare chi è effettivamente motivato a impegnarsi negli studi. Infine, predispongono un piano educativo, «definito insieme agli operatori dell'Associazione, che effettuano periodici viaggi per verificare l'andamento dei progetti. - continua Roberta Repossini - Un programma personalizzato in base alle capacità e alle inclinazioni degli studenti, volto a orientarli verso il percorso di studi più adeguato, che possa renderli felici».
 
Attualmente, il progetto presso la Casa Sao Jose coinvolge sessanta bambini e sei educatrici, che impartiscono lezioni due volte alla settimana a due gruppi suddivisi in base a alfabetizzazione e orario scolastico.
L’iniziativa è finanziata da tutti coloro che hanno deciso di adottare a distanza questi bambini. Come spiega Repossini, però, «l'aiuto per i piccoli studenti ha un costo elevato e solo una parte di loro ha un donatore che lo sostiene. È la stessa associazione che copre direttamente le spese per tutti gli altri e per questo ha sempre bisogno di tutto l'aiuto possibile».
 
I risultati ottenuti sono soddisfacenti, soprattutto per lo sviluppo intellettuale, personale e sociale e per il netto miglioramento dei rapporti interpersonali dei bambini. Negli ultimi anni Abbà Onlus (attualmente attiva anche in Camerun, Pakistan, India e Filippine), ha aiutato più di mille bambini, alcuni diplomati e altri laureati. «Cecilia è assistente sociale, Ursula avvocato, Fernanda infermiera, tutti provenienti da famiglie poverissime e senza il nostro intervento, probabilmente, sarebbero rimasti analfabeti. - conclude la responsabile dei progetti dell’Associazione - Ci piacerebbe aiutarne altrettanti in futuro, ma non si tratta solo di numeri, vogliamo che ogni bambino preso in carico sperimenti la cura e il sostegno, affinché diventi una persona responsabile e autosufficiente».

Pubblicato il: 16-07-2014
Di:
FONTE : Intervista a Roberta Repossini, responsabile dei progetti di Abbà Onlus

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