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Una linea invidiabile? Questione di geni

Secondo le ultime scoperte scientifiche il DNA costituirebbe una interessante fonte di informazioni per studiare l'alimentazione personalizzata più adeguata a salvaguardare la salute e contrastare il sovrappeso

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Una linea invidiabile? Questione di geni Thinstock

Bilanciamento dei macronutrienti, porzioni più piccole da distribuire durante tutto l'arco della giornata, ricerca delle fonti migliori (vedi cibi ricchi di polifenoli, antiossidanti, omega3 ecc.), una moderata attività fisica da praticare con costanza: sarebbero queste, secondo medici e nutrizionisti, le regole base per costruire uno stile di vita sano, in grado di garantire il buon funzionamento di quella complessa e meravigliosa macchina che è il corpo umano.
 
Per raggiungere l'obiettivo super salute, prevenire le malattie croniche, e contrastare l'infiammazione cellulare arrivano però nuovi strumenti dalla scienza: secondo alcuni recenti studi condotti dalla Stanford University di Palo Alto, California, attraverso l'analisi del DNA sarebbe infatti possibile ottenere importanti informazioni sulla reazione del metabolismo rispetto al consumo di determinate categorie di alimenti. I geni inoltre costituirebbero un'attendibile fonte per scoprire la propria predisposizione allo sviluppo di alcune patologie (vedi diabete, ipercolesterolemia ecc.) oppure la capacità di bruciare di più e meglio praticando un determinato sport piuttosto che un altro.

Per capire meglio quale legame esista tra DNA e salute/ forma fisica abbiamo chiesto aiuto al dottor Sacha Sorrentino, biologo nutrizionista, consulente presso lo studio IMBIO (Istituto di Medicina Biologica) di Milano.
 
Sentiamo sempre più spesso parlare di nutrigenomica: di cosa si tratta?
È una scienza multidisciplinare che studia l’effetto diretto dei nutrienti sul DNA. Spesso si fa confusione tra nutrigenomica e nutrigenetica. La nutrigenetica prende in considerazione il singolo individuo, le sue peculiari caratteristiche genetiche relazionandole alla sua alimentazione, al suo metabolismo, alle predisposizioni individuali ed all’ambiente in cui vive. Quindi l’assetto genetico è condizionato dall’ambiente, e da ciò che mangiamo.
 
In che modo la conoscenza approfondita del nostro DNA può aiutarci a migliorare la salute e, perché no, riconquistare la linea?
Il genoma umano è stato descritto in circa 35000 geni. La maggior parte dell’espressione di questi è regolato dalla nostra alimentazione. Conoscere il nostro DNA è fondamentale per impostare un piano nutrizionale che sia per sempre. Analizzando i differenti polimorfismi, ovvero gli aspetti che i nostri geni possono assumere, siamo in grado di ridurre il rischio di moltissime patologie, di mantenere ottimali i livelli di zucchero e grassi nel sangue e di migliorare la qualità della vita. Il tutto senza pesare gli alimenti.
 
Come si svolge il test del DNA?
Il test del DNA, che noi facciamo da circa dieci anni, si può effettuare in alcuni casi su sangue, ma per la maggior parte dei geni anche attraverso un brush buccale. Lo spazzolino viene strofinato all’interno della guancia e vengono prelevate delle cellule di sfaldamento della mucosa orale. Non è importante essere a digiuno, ma non bisogna aver bevuto o mangiato nei 30 minuti prima del test.
 
Quanto costa effettuare il test? 
Dipende da quanti geni si vogliono testare, e sopratutto da quali. Mediamente la cifra base è attorno ai 150 Euro, ma i costi possono variare in base al tipo di test genetico richiesto. Il nostro test di nutrigenomica di 14 genigene and diet, ha un costo di 300 Euro, in cui sono compresi anche la spiegazione e la refertazione del risultato.
 
Attraverso questo test possiamo anche scoprire eventuali intolleranze?
Si tratta di due meccanismi completamente differenti. L’intolleranza al lattosio, intesa come intolleranza metabolica, è una delle poche che può essere diagnosticata con un test del DNA.
Se consideriamo intolleranza come accumulo ed infiammazione da overdose di nutrienti, noi dell’istituto di Medicina Biologica di Milano utilizziamo il test Alcat. Si tratta dell’unico test approvato dalla FDA americana ed utilizzato dal policlinico San Matteo di Pavia. In sostanza, se volessimo avere una fotografia istantanea di una paziente, utilizzeremo un test di intolleranza, se volessimo invece avere a disposizione un test che può essere indicativo per programmare un piano nutrizionale, utile per tutta la vita, allora il test sul DNA è fortemente consigliato. 
 
Si parla molto anche dell'importanza della salute del nostro intestino che influisce in modo importante sul buon funzionamento di tutti gli altri organi. Cosa ne pensa?
Un aumento della permeabilità intestinale sembrerebbe, secondo alcuni studi, uno dei meccanismi possibili in grado di identificare la patogenesi da intolleranza. L’intestino, infatti, non è solo importante per l’assorbimento delle sostanze nutritive, ma anche perché agisce da filtro, per la prevenzione di molte patologie.
La non corretta selezione intestinale degli alimenti e sostanze estranee presenti nel cibo, l’avvio di reazioni immunitarie volte a bloccare le sostanze indesiderate penetrate, stimola lo sviluppo di anticorpi che si dispongono lungo la parete intestinale, in modo tale da proteggerlo da una eventuale reintroduzione. I differenti gradi di sintomatologia (il più frequente è la sindrome dell’intestino irritabile) dipendono dalla velocità con la quale verrà ripristinata la permeabilità intestinale e dalla predisposizione e/o tendenza dell’individuo a sviluppare reazioni immunologiche avverse agli antigeni alimentari. Mens sana in corpore sano: ricordiamoci che l’intestino è la fonte di produzione di numerosi neuro ormoni e neuro trasmettitori. Un intestino sano, produrrà ormoni e sostanze chimiche di buona qualità.

Quale protocollo seguite per aiutare un paziente a individuare e risolvere le cause del proprio disagio/ sovrappeso?
Una delle prime analisi che effettuiamo in IMBIO è quella bioimpedenziometrica. La misurazione della massa grassa, che ripetiamo a distanza di 2/4/6 settimane a seconda dei casi, è fondamentale per comprendere se stiamo operando nel modo corretto.
In seguito all’anamnesi del paziente valutiamo poi se consigliare il test Alcat per le intolleranze alimentari e/o la determinazione di alcuni polimorfismi del DNA. Quindi elaboriamo un piano nutrizionale a rotazione, con il recupero degli alimenti positivi al test Alcat, senza grammi né calorie. 

Pubblicato il: 16-07-2014
Di:
FONTE : Il biologo nutrizionista Sacha Sorrentino, consulente presso lo studio IMBIO (Istituto di Medicina Biologica) di Milano ci aiuta a capire meglio la relazione fra sovrappeso e DNA

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