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I bambini kurdi tornano a sorridere

La missione, organizzata dalla ONG Emergenza Sorrisi, è stata portata a termine da otto medici volontari italiani che hanno restituito il sorriso a ventiquattro bambini kurdi affetti da gravi malformazioni del volto

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I bambini kurdi tornano a sorridere Emergenza Sorrisi ONG

Tornano a sorridere ventiquattro bambini kurdi affetti da gravi malformazioni del volto, grazie all'intervento di otto medici italiani. La missione rientra in un ampio progetto di cooperazione internazionale, partito nel 2012, sviluppato dalla ONG Emergenza Sorrisi e sostenuto dall'Associazione Italiana per la Solidarietà tra i Popoli e dall'Università di Sassari.
 
I medici, tutti volontari, guidati dal chirurgo plastico Fabio Abenavoli, hanno operato ventiquattro bambini, e visitato altri cinquanta, fra i cinque mesi e i sedici anni. Il loro impegno presso l'ospedale di Heeve Hospital di Duhok in Kurdistan, è rivolto ad operare il maggior numero di bambini possibile, ma anche a insegnare ai medici locali le tecniche chirurgiche all’avanguardia nel trattamento delle malformazioni del viso.
 
In Kurdistan, oltre a un’elevata incidenza di labio-palatoschisi, si riscontrano malformazioni e schisi gravi ed estremamente rare. «Questi fenomeni – spiega Fabio Abenavoli – sono causati dall’elevato livello di consanguineità dei genitori dei bambini, da infezioni non curate durante la gravidanza ma anche da agenti chimici con cui la popolazione è entrata in contatto durante la dittatura di Saddam Hussein (ne sono convinto anche se non è stato ancora dimostrato). Si stima che oltre il novanta percento delle vittime delle guerre moderne siano civili, soprattutto bambini, non solo per il loro coinvolgimento diretto, ma anche e soprattutto per le conseguenze che pagano sulla propria vita a distanza di anni; il Kurdistan ne è un caso esemplare». La missione, di poche settimane fa, è durata sette giorni per un costo complessivo di circa 15.000 euro.
  
Il Kurdistan iracheno sta uscendo da anni di segregazione e di persecuzioni ed è in grande miglioramento. «Gli ospedali sono buoni - afferma il chirurgo - è una regione in via di sviluppo, le risorse non mancano, si può dire che è la Milano dell'Iraq, per questo il compito è più semplice rispetto ad altri paesi dove siamo intervenuti come Benin o Nassiria. In Benin è stato diverso, lì mancano le strutture ospedaliere e quelle presenti non sono adeguate. Inoltre, il personale sanitario è impreparato; ciononostante, nella missione dello scorso aprile siamo riusciti a operare sessanta bambini. In Kurdistan, quello che manca sono le competenze del personale medico e sanitario».
 
Emergenza Sorrisi rende noto che una grande percentuale della popolazione kurda non ha accesso alle cure mediche per la distanza dagli ospedali e l'assenza di mezzi di comunicazione. Il numero delle strutture ospedaliere è in aumento, ma gli investimenti sono soprattutto privati e ciò potrebbe portare a cure costosissime per una buona parte della popolazione.
 
La missione kurda è stata patrocinata dal Ministero degli Esteri e nelle prossime settimane prevede l'arrivo in Italia di quattro medici che lavoreranno e saranno formati in diversi ospedali di Bari, Roma e Napoli. Il prossimo luglio partirà una nuova missione; questa volta la destinazione è il Burkina Faso.

Pubblicato il: 12-05-2014
Di:
FONTE : Emergenza Sorrisi onlus

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