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Forma fisica Tornano i ritmi circadiani

Il sole fa dimagrire? Una bufala ben costruita

Partendo dallo studio della Feinberg School of Medicine di Chicago facciamo luce con il professor Ferrario dell'Università di Milano sugli effetti del sole e dell'attività fisica sul metabolismo umano. Più magri forse non ci rende ma la luce ha effetto sulla prestazione individuale e probabilmente anche su quella di squadra

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Il sole fa dimagrire? Una bufala ben costruita Thinstock

Ossessionato dalla linea, l’uomo (e la donna) le prova tutte. Anche la dieta del sole. Dopo quella del minestrone, delle banane, degli omogeneizzati, uno studio recente ha dimostrato che l’esposizione alla luce del mattino, per una durata di circa 30 minuti al giorno, potrebbe controllare il metabolismo e forse agevolare il dimagrimento, assurgendo così al ruolo di dieta, e quindi prevenire l'obesità. Il lavoro, svolto su un campione di 54 volontari è stato condotto dai ricercatori della Feinberg School of Medicine di Chicago della Northwestern University e pubblicato sulla rivista Plos One.

La notizia è curiosa e la ricetta sembra così semplice ed economica da indurre a pensare che non sia plausibile. Uscire la mattina per una camminata di 30 minuti al sole fa bene di sicuro ma può seriamente contribuire a raggiungere l'anelata linea? Lo abbiamo chiesto ad un esperto di ritmi circadiani, perché questo studio ci riporta proprio ad un vecchio argomento interessante, studiato già trent’anni fa, forse in grado di fare… luce sul tema.

Pare infatti di assistere ad un ritorno al passato, alla scoperta dei famosi ritmi circadiani. A Virgilio Ferruccio Ferrario, professore ordinario di Anatomia Umana Università degli Studi  di Milano, esperto e studioso di questi argomenti già 30 anni fa (contribuì con i suoi studi al successo del celebre record dell’ora di Francesco Moser, primo uomo a superare i 50 km orari in bicicletta, a Città del Messico, 1984), abbiamo chiesto prima di tutto di chiarire cosa si intende per i ritmi circadiani applicati con risultati interessanti anche alla preparazione sportiva.

Spiega il professore: «Tutta la materia vivente esprime i suoi parametri secondo un aspetto che è variabile nel tempo e ciclico a diversi livelli: ultradiano, circadiano e infradiano. Questo aspetto ciclico è geneticamente impresso ed è influenzato da marcatori esogeni quali la luce (giorno-notte). Ma anche in assenza di luce, dopo un certo tempo di perturbazione ritmica, i valori fisiologici ritornano ad esprimersi con aspetto ritmico. Nel nostro caso sono importanti i ritmi circadiani (circa dies - 24 ore) xon cui si esprimono molte variabili fisiologiche, e i cui picchi, distribuiti in un periodo di circa ventiquattro ore appunto, vengonmo a costituire il profilo ritmico dell’individuo».

Cosa si intende per ora del picco?
È detta anche tempo di acrofase e si può in teoria modificare agendo su eventi marcatori esogeni come i periodi di sonno-veglia, alterati spesso dal cambiamento repentino di diversi fusi orari, i pasti giornalieri, ma soprattutto nell’uomo, le attività sociali ricorrenti come i tempi del lavoro o dell’allenamento, se parliamo di un atleta.

I ritmi circadiani potrebbero dunque influire sulla regolazione del metabolismo con effetti indiretti sulla dieta?
È possibile che l’esposizione alla luce del mattino per durate diverse possa – in teoria e sottolineo la parola teoria -  incidere su uno spostamento del ritmo del metabolismo del soggetto modificandone alcuni aspetti. Ma ritengo che non ci siano studi sufficientemente affidabili a supporto di questa tesi che mi pare sospetta anche se ben costruita.  Diverso sarebbe se parlassimo di efficienza o di prestazione fisica. Come dimostrato anche nello sport,  è certo che mettere in fase alcuni parametri (ad esempio la velocità di conduzione nervosa, l’aspetto coordinativo dei movimenti, l’efficienza respiratoria, la produzione di alcuni ormoni  ecc.) può essere importante nello sport, nell’ambito del singolo individuo, ma addirittura anche nell’attività di squadra. Si potrebbe, infatti, operare per mettere in fase più individui (un team) spostando i momenti di allenamento-attività, agendo sui fattori esogeni ma soprattutto su tempi di allenamento differenziati. I valori di acrofase (picco) dei parametri più importanti di espressione fisica e psichica contribuirebbero a costruire un profilo temporale dell’efficienza dell'intera squadra.

E per concludere, riconducendo il tema sul binario dello stile di vita, più che della dieta vera e propria, credo che certamente l'attività fisica moderata, quotidiana, svolta la mattina con una ideale esposizione solare, possa influire beneficamente sul metabolismo. Di questo concetto si conosce ampia letteratura. 
 

Pubblicato il: 07-05-2014
Di:
FONTE : www.plosone.org

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