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Sesso

di Elena Scarsoglio

Blog sesso ovvero la preoccupazione per le dimensioni del pene

Dismorfofobia peniena

Quando l'ansia di avere un pene troppo piccolo diventa così elevata da rappresentare un vero e proprio disagio psichico si parla di dismorfofobia peniena.

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La preoccupazione per le dimensioni del pene e il desiderio di avere un pene più lungo o più grosso è piuttosto diffusa tra la popolazione maschile, soprattutto in giovane età, e non rappresenta di per sé una patologia. Si stima che due uomini su tre abbiano avuto questo tipo di apprensione almeno una volta nella vita. Quando l’ansia di avere un pene troppo piccolo diventa così elevata da rappresentare un vero e proprio disagio psichico si parla di dismorfofobia peniena. In cosa consiste questa patologia? Consiste nel timore di avere il pene troppo piccolo o troppo grande o troppo curvo, o di avere anomalie del prepuzio e/o del glande. Per definizione, si considera un pene troppo piccolo quando è inferiore rispetto alla media per età e sviluppo sessuale, di due deviazioni standard. La media nella popolazione caucasica è di 12,9 cm in erezione, misurando l’organo sessuale sulla superficie dorsale, dalla sinfisi pubica alla punta del pene. Si considera un micropene un organo maschile di lunghezza inferiore ai 6 cm in erezione. Per quanto riguarda la circonferenza, che si misura in erezione a metà dell’asta, si valuta che, per la razza caucasica, sia in media 12,5 cm. Chi soffre di dismorfofobia peniena, pur avendo un organo sessuale assolutamente nella media per dimensioni e forma, percepisce la propria immagine corporea distorta, come se si vedesse attraverso uno specchio deformante. Queste persone sono convinte di non poter vivere una relazione soddisfacente con il/la partner a causa della deformità del proprio pene. A livello psicologico tale convinzione può portare a sviluppare sindrome ansioso-depressiva, disturbo ossessivo-compulsivo, una serie di problemi emotivi e relazionali, come se avesse un reale handicap. Se il disagio psicologico viene trascurato, per vergogna nel parlarne o per l’errata convinzione che non ci sia nulla che possa migliorare la situazione, può portare a isolamento sociale, relazionale e lavorativo ed infine può essere compromessa l’identità sessuale dell’uomo, che tenderà a percepirsi come non sufficientemente virile da poter vivere una vita normale. Questi ragazzi tendono a effettuare continui confronti con i coetanei, ad esempio negli spogliatoi delle palestre, senza mai esporsi all’occhio altrui, per paura del giudizio e per la convinzione di essere derisi per la propria deformità. Dopo anni di inquietudine, finalmente, consultano il proprio medico di base, un andrologo o un urologo, che, una volta effettuata la diagnosi differenziale ed escluse cause organiche, li invierà al sessuologo o allo psichiatra per il trattamento della dismorfofobia. Il percorso psicosessuologico è indicato per quei pazienti che pensano che un pene di dimensioni maggiori potrebbe compensare l’incapacità di vivere una relazione intima soddisfacente, come desidererebbero. Tale intervento ha una durata di sei mesi un anno e per essere efficace, deve prevedere incontri regolari affiancati da uno sforzo del paziente nel cercare di ridurre/evitare comportamenti rituali e ricerca di rassicurazioni. Il supporto psicofarmacologico, eventualmente prescritto dallo psichiatra, aiuterà il paziente con antidepressivi e ansiolitici. Infine, è importante notare come gli interventi medici efficaci per l’allungamento del pene, di tipo chirurgico o fisioterapeutico, non sono efficaci per la guarigione dal disturbo dismorfofobico, in quanto difficilmente il paziente apprezzerà i risultati ottenuti, se non affronterà prima un percorso psicosessuologico che gli permetta di osservare il proprio corpo senza distorsioni percettive.
 

Pubblicato il: 22-05-2021
Di:
FONTE : Carmignani et al, 1996; Wessells H., 1996; Fischer Santos B., 1999; www.psicologiabra.it www.albapsicologica.it

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