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Sesso

di Elena Scarsoglio

Relazioni clandestine 2.1

Vi è mai capitato di parlare con un amico e trovarvi ad ascoltare la sua ennesima conquista sessuale? Avete mai avuto un capo ufficio che amava vantarsi del suo sex appeal sulle segretarie? Come mai alcune persone pur avendo una relazione stabile non riescono ad essere monogame?

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Vi è mai capitato di parlare con un amico e trovarvi ad ascoltare la sua ennesima conquista sessuale? Avete mai avuto un capo ufficio che amava vantarsi del suo sex appeal sulle segretarie? Come mai alcune persone pur avendo una relazione stabile non riescono ad essere monogame? Altre, invece, passano da un flirt all’altro per tutta la vita, senza mai trovare la persona giusta con cui condividere un progetto comune. Molte volte questi meccanismi relazionali hanno a che fare con la paura della responsabilità, con l’appagamento narcisistico del proprio ego, con l’incapacità di gestire relazioni mature, con la ricerca di emozioni forti, o con l’espressione di un disturbo di personalità.

Ho avuto tante occasioni per lavorare con persone che si erano rivolte a me perché non riuscivano più a gestire le proprie relazioni. Mi ritorna in mente Giuseppe (nome di fantasia), che era arrivato nel mio studio molti anni fa. Era un manager cinquantenne di una grossa multinazionale, sposato con due figli adolescenti, che si era impelagato in una relazione parallela con una collega. Il matrimonio di Giuseppe era di lunga data e ormai stanco, affaticato dalla routine, dalla gestione dei figli, che impegnava soprattutto la moglie, dalle lunghe e frequenti trasferte lavorative che lo portavano in giro per il mondo. Quando era arrivata Maria (sempre nome di fantasia), più giovane di lui di circa dieci anni, brillante e affascinante ammaliatrice con buone speranze di carriera, i due avevano iniziato a chiacchierare in pausa caffè ed in breve tempo erano stati travolti da scintille di passione che Giuseppe non aveva mai sperimentato.

La relazione clandestina era andata avanti per diversi mesi; lui inventava qualche trasferta in più per concedersi un week end fuori porta con Maria e tutto sembrava procedere per il meglio. Dopo qualche mese però, Maria aveva mostrato segni di insofferenza rispetto alle occasioni fugaci per stare insieme poche ore, voleva di più, talvolta lo attaccava in modo piuttosto aggressivo ed era arrivata a minacciarlo di rivelare tutto alla moglie. Anche a casa di Giuseppe le cose non andavano troppo bene: sua moglie era sempre più apatica, stanca, priva d’iniziativa; era da diverso tempo che la coppia non aveva rapporti sessuali e non organizzava niente insieme. Giuseppe iniziava a sentirsi in trappola: da una parte aveva una vita matrimoniale monotona, ma aveva due figli che amava e non voleva perdere; non poteva pensare di separarsi dalla moglie, soprattutto ora che i figli adolescenti avevano bisogno di lui. Dall’altra parte aveva Maria che lo faceva stare sulle montagne russe tutti i giorni: con lei la sessualità era molto appagante e trasgressiva, ma le continue liti, le minacce di rottura imminente e di svelamento della loro relazione lo impaurivano.

Quando iniziai a lavorare con Giuseppe cercai di capire come avesse fatto ad incastrarsi in una situazione così complicata e a ragionare con lui sull’impossibilità di tenere in equilibrio tutto, salvando matrimonio e amante. Il problema principale era legato al bisogno che aveva di provare emozioni forti per non annoiarsi e per sentirsi vivo; quelle emozioni con la moglie non le provava più o forse non le aveva mai provate. Aveva sposato lei per la sua affidabilità, perché gli aveva permesso di fare una brillante carriera lavorativa, viaggiando spesso e appagando il suo bisogno emotivo in quel modo. Lei era la base sicura dove tornare alla fine dei viaggi, si occupava della casa e dei figli, senza troppe ambizioni per se stessa. Questo sistema famigliare aveva funzionato fino a quando Giuseppe aveva potuto trarre dalla carriera tutte le emozioni forti di cui aveva bisogno, investendo in un progetto ambizioso fatto di trasferte, conferenze e obiettivi raggiunti in fretta; quando alla soglia dei cinquant’anni aveva iniziato a vedere colleghi più giovani a cui venivano offerte buone possibilità di crescita ed aveva intuito di essere ormai arrivato all’apice della sua carriera, aveva iniziato a sentirsi vecchio. In quel periodo aveva conosciuto Maria, che con la sua gioventù e le abilità amatorie aveva fatto ripartire la giostra dalle emozioni forti. Con lei Giuseppe era ringiovanito ed era tornato a sentirsi vivo ed appagato.

Purtroppo i dieci anni di differenza, la diversa condizione relazionale: lei libera e lui sposato, le grandi diversità caratteriali, avevano fatto naufragare la relazione nel giro di sei mesi e Giuseppe era sprofondato nel baratro dell’ansia, degli attacchi di panico, delle somatizzazioni fisiche.

Dopo qualche mese di psicoterapia, lui riuscì a troncare la relazione con Maria; lei s’innamorò di un altro collega d’ufficio, guarda caso proprio quello che sedeva alla scrivania di fronte a quella di Giuseppe. Il matrimonio si salvò e Giuseppe inizio a respirare come un uomo soddisfatto della sua vita: un manager, un marito ed un padre.

Pubblicato il: 08-01-2021
Di:
FONTE : dr.ssa Elena Scarsoglio www.psicologiabra.it www.albapsicologica.it

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