Sondaggio

Sondaggio

La scelta vegetariana: perché lo fai?
Vota

Terme di Comano

Comano: valle della salute
Vai allo speciale
Segui con i feed RSS Blog

Armonìa

di Marco Klinger

I super poteri del grasso, il nostro filler naturale

Si usa a scopo ricostruttivo, per migliorare cicatrici ed esiti da ustione, ma anche e sempre di più in chirurgia estetica, per combattere i segni del tempo e migliorare l'armonia del viso

3.5 di 5
I super poteri del grasso, il nostro filler naturale Thinstock

Il nostro grasso è ricco di cellule staminali adulte (e quindi cellule staminali in grado di differenziarsi, seppure in modo limitato) e fattori di crescita. Per questo è in grado di dare il via a importanti processi di rigenerazione, migliorando cicatrici, esiti di ustione, curando malattie altrimenti sino ad ora incurabili e, last but not least, rendendoci più belli. Come? Utilizzandolo come filler per colmare i solchi lasciati dall’età o per dare al volto i volumi che non ha (può essere il caso del mento), oppure che ha perso con il passare degli anni (è quanto spesso accade a zigomi e guance). Altro che nemico da combattere, quindi! Il grasso autologo, ovvero il grasso dello stesso individuo, è una specie di cassetta per gli attrezzi, o ancora meglio di «super-additivo», a cui ricorrere in caso di necessità.

Per fare un lipofilling (si chiama così questa tecnica che permette di trasferire il grasso autologo) bastano anche pochi cc di grasso, di cui sono solitamente provviste anche le persone più magre. Seppur eseguito con piccole quantità, l’autotrapianto di materiale adiposo è infatti in grado di attivare la rigenerazione dei tessuti in cui viene trasferito.

Il lipofilling avviene in tre step. Innanzitutto, in anestesia locale, si preleva il grasso dai punti del corpo in cui è naturalmente presente (i fianchi, l’addome, i glutei ecc), praticando un’incisione di pochi mm e una piccola lipoaspirazione.

A questo punto, ecco il secondo step, il grasso viene centrifugato e depurato in modo da eliminare siero e componenti ematiche. Infine, ma comunque nell’arco di pochi minuti, la terza fase prevede il trasferimento del materiale così ottenuto, che viene iniettato nella sede da trattare. La conseguenza del trattamento è un lieve indolenzimento, che dura poche ore, mentre lividi e gonfiore scompaiono progressivamente nel giro di 7-10 giorni.

Da notare il carattere decisamente soft del trattamento: praticamente non comporta cicatrici, né richiede cure particolari durante la convalescenza. Anche per questo, la sua diffusione è stata ed è così rapida: perché è un trattamento veloce e poco invasivo, che dà risultati ineguagliabili. Per quanto riguarda il suo utilizzo come filler, e quindi a scopo riempitivo ed estetico, bisogna ricordare che il 30-40% di quanto trasferito non sopravvive al trattamento e viene eliminato spontaneamente dal corpo. Solo il restante 60-70% entrerà in modo definitivo a far parte dei tessuti, ad esempio colmando i solchi che l’età si delineano tra il naso e la bocca. 

Pubblicato il: 28-01-2015
Di:
FONTE : Marco Klinger

© 2017 sanihelp.it. All rights reserved.

Gli ultimi articoli del blog:
17-ott BRA Day, perché è importante ricostruire
Medicina e chirurgia estetica: l'unione fa la bellezza 27-set Medicina e chirurgia estetica: l'unione fa la bellezza
Aumentare il seno: meglio il grasso o le protesi? 21-set Aumentare il seno: meglio il grasso o le protesi?
25-mag Alimentare il Benessere, anche con la chirurgia plastica

Vedi tutti gli articoli


Segui con i feed RSS Segui il blog con i feed RSS