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Armonìa

di Marco Klinger

Aumento del seno: si può senza protesi?

Una domanda frequente, soprattutto dopo lo scandalo PIP. Due le possibilità legate all'utilizzo di tessuti propri della paziente

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Aumento del seno: si può senza protesi? Thinstock

Mi trovo a parlare spesso con pazienti che mi chiedono informazioni circa possibilità alternative per aumentare il seno. Proprio per la loro caratteristica di corpi estranei, infatti, gli impianti di silicone non risultano graditi a tutte le donne. Inoltre, in parte risentono ancora della cattiva stampa derivata dallo scandalo PIP, le protesi che sono risultate essere prodotte con silicone industriale, non adatto all’uso umano e all’origine di importanti reazioni da parte dell’organismo.
 
Quindi non è meglio ricorrere ad altre strade? A mio parere, almeno oggi, no. A patto ovviamente di affidarsi a un professionista serio, che sceglie device sicuri e certificati.
La possibilità di aumentare il volume del seno ricorrendo al proprio grasso, con la tecnica del lipofilling, dà risultati solitamente di molto inferiori a quelli che la paziente richiede. In altre parole, è un piccolo aumento, più piccolo di quello che la donna che si sottopone a questo intervento richiede.

Anche grazie alle febbrili ricerche attorno al grasso (con la tecnica del lipofilling l’aumento avviene trasferendo il grasso della paziente, dopo averlo prelevato da una sede in cui è naturalmente presente e depurato nella stessa seduta operatoria) è facile supporre che non sarà così per sempre, anzi.
Quando sarà possibile coltivare il grasso in vitro, condizionandone anche la forma, sarà anche possibile realizzare di fatto delle protesi di grasso, del grasso della paziente, e pertanto completamente naturali.
 
Dà aumenti di solito inferiori alle aspettative anche la cosiddetta autoprotesi, intervento che permette di ottenere un cono mammario più pieno ed esuberante, ricorrendo ai soli tessuti autologhi, cioè della paziente stessa. Durante l’intervento si divide in due parti la ghiandola mammaria, in senso orizzontale, poi si ancora la parte inferiore al muscolo pettorale per mezzo di fili di sutura che si riassorbiranno nel corso di alcuni mesi. Grazie all’ancoraggio, questa porzione di ghiandola acquista la forma di una piccola palla: è l’autoprotesi, che fungerà da nucleo tondeggiante del nuovo seno.
La parte superiore, che contiene il capezzolo e l’areola, viene chiusa sopra l’autoprotesi, come se fosse un mantello. La proiezione in avanti, che negli altri interventi viene garantita dalla protesi artificiale, qui è data dall’effetto combinato dell’ancoraggio e della copertura a mantello.

Pubblicato il: 08-10-2014
Di:
FONTE : Marco Klinger

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