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Dieta

di Antonio Lice

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Se c'è da impararare sul cibo, non scordiamoci di Babette

Ogni tanto mettiamo da parte il conteggio delle calorie e pensiamo anche al piacere della tavola, che può benissimo coesistere con una sana e corretta nutrizione.

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Se c'è da impararare sul cibo, non scordiamoci di Babette Thinstock

Mi sono rivisto nei giorni scorsi uno dei film più belli in cui un dietologo bongustaio (ma direi non solo lui) possa incappare: »Il pranzo di Babette». Per chi non avesse visto il film, il suggerimento è quello di recuperarlo per gustarselo in tutto il suo splendore. Nel caso in cui si pensasse di non disporre di un’oretta da dedicare a questo capolavoro, il consiglio è quello di contemplare qualche scena su youtube in modo da farsi venire la voglia di vederlo per intero. Se poi, proprio proprio, ma proprio proprio proprio, non aveste per nulla intenzione di vederlo, ecco in esclusiva per voi, amici miei, un doveroso riassuntino indispensabile per introdurre il nòcciolo del post, che, ovviamente, è incentrato sul pranzo che Babette preparerà nel film. Occhio, però, perché a seguire si va di spoiler e qualche punto saliente della trama del film potrebbe anche essere svelata: poi non dite che non eravate stati avvisati.

La storia si svolge lungo il corso del 1800. In un paesino danese, le due sorelle a capo di una congregazione di vecchi fedeli, anch’esse ormai avanti con gli anni, sono assistite nelle loro mansioni caritatevoli da Babette, una profuga francese sfuggita alle persecuzioni successive alla comune del ’48 ed ora loro domestica. L’unico contatto di Babette con la sua patria è un biglietto della lotteria nazionale ed è proprio grazie a uno di questi che, dopo quattordici anni di esilio, diventa ricchissima, vincendo addirittura il primo premio: ben diecimila franchi d'oro. Poiché a breve si celebrerà il centenario della nascita del padre delle due sorelle e fondatore della congregazione, Babette si offre di preparare il banchetto in suo onore. Le sorelle accettano pensando che quello sarebbe stato il gesto di commiato della loro domestica. In realtà non sanno che Babette per preparare quel pranzo spenderà tutto il denaro vinto alla lotteria, perché un pranzo per dodici al Cafè Anglais, dove proprio lei, all’insaputa di tutti, era uno degli Chef più famosi del suo tempo, sarebbe costato proprio diecimila franchi d’oro.
Ma quali prelibatezze comprendeva quel menù tanto esclusivo, capace di trasformare una povera casetta della campagna danese del 1883, in uno dei più raffinati ristoranti di Parigi?
Presto detto:
Brodo di tartaruga;
Blinis Dermidoff, cioè focaccine di grano saraceno con caviale e panna acida;
Cailles in sarcofage, ovvero quaglie in crosta con salsa Périgourdine a base di foie gras e salsa al tartufo;
Insalata mista: Radicchio belga e noci in vinaigrette;
Formaggi misti;
Per dolce un savarin al rhum con frutta glassata;
Frutta fresca: uva, pesche, papaia, ananas e melograni (e chi li ha mai visti in Danimarca in inverno);
Caffè servito con tartufi al rhum;
Friandises (piccola pasticceria): pinolate, frollini e amaretti;
Vino Amontillado Clos de Vougeot e Champagne Veuve Clicquot del 1860 (per chi si fosse distratto, siamo nel 1883!).

Non ho idea ne intendo fare il conto delle calorie contenute in quel pasto, so solo che al termine di quella monumentale cena la pace e la concordia presero nuovamente dimora all’interno della congregazione, come non si vedeva da tempo e forse addirittura non si era mai vista.
Amici miei, e mi rivolgo soprattutto a quelli con il chiodo fisso del peso perfetto a tutti i costi: ricordatevi che si può avere un buon peso anche senza rinunciare ai piaceri della buona tavola, i quali non rappresentano solo la soddisfazione di un bisogno primario quale lo sfamarsi, ma toccano corde ben più profonde, per quanto anatomicamente vicine, a quello dello stomaco.
 
Dr Antonio Lice
www.antoniolice.it

Pubblicato il: 11-09-2014
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