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di Roby e Alberta

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Duello al sole

Chi vince tra la pelle e i raggi? Sicuramente la prima se si sceglie di esporsi con lo scudo protettivo di un solare, assicurazione certa contro scottature e rughe

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Duello al sole redazione

Chi mi conosce sa che la mia giornata è sempre sotto protezione. Solare, naturalmente. SPF 20 per tutto l’inverno, poi 30 in città appena i raggi cominciano a picchiare e su su fino al 50 e al 50+ nelle giornate di sole pieno, al mare, in montagna o in campagna che sia.

Di fronte a questa mia scelta c’è chi sorride, chi si sorprende, chi mi definisce maniaca, chi pazza apostrofandomi con un «ma così non ti abbronzi». Ma la mia non è certo una battaglia personale contro il sole (non sia mai) bensì una campagna a favore dei solari, straordinari alleati di un’estate vissuta nel segno della serenità.

Per convincervi della loro importanza ho chiesto l’aiuto di un’autorità in materia, la professoressa Gabriella Fabbrocini, docente di Dermatologia e Venereologia presso l’Università Federico II di Napoli e Presidente Nazionale dell’Associazione Donne Dermatologhe Italiane. Che mi ha confermato con la convincente semplicità di chi sa che del solare non si può davvero fare a meno. Soprattutto oggi che le nostre vacanze sempre più mordi e fuggi ci sottopongono allo stress di esposizioni improvvise e intense che non lasciano tempo alla pelle per mettere in atto i suoi naturali meccanismi di difesa.

In sostanza se dalla scrivania passiamo nell’arco di poche ore alla sdraio dobbiamo attrezzarci con un solare ad alta o altissima protezione (il mio famoso 50+); poi possiamo pure scendere con l’indice, al 30, al 20 persino al 15 ma solo quando la pelle comincia a passare dal pallido color latte al biscotto, fino, per le più fortunate, al cioccolato. Mai aspettarsi miracoli però, mi ha spiegato la professoressa Fabbrocini: ogni pelle si abbronza in modo diverso e tutte noi sappiamo per esperienza fino a quanto possiamo alzare il tono. Inutile, se non dannoso, arrostirsi al sole nella speranza di raggiungere un colore bronzo quando il nostro massimo è da sempre una tonalità ambrata.

Il rischio è quello di un' overdose di raggi che se non scotta, provoca danni profondi. In alcuni tristi casi si arriva a seri problemi di salute, nella maggior parte ci si limita alla comparsa di rughe e macchie scure che però, alzi la mano, chi vorrebbe avere. Alle donne che come me partono da un naturale pallore non resta quindi che moderare le aspirazioni e giocare con autoabbronzanti, terre e polveri iridescenti. Ma questa è tutta un’altra storia e ve la racconterò un’altra volta. 

Pubblicato il: 02-07-2014
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